Il segreto che sta nel manuale


Ieri sera mi e’ comparso l’ennesimo video che prometteva di svelarmi una funzione segreta. Non ricordo nemmeno di cosa. Forse del telefono, forse di un programma, forse di un’app che uso tutti i giorni. Ricordo solo il tono: quello di chi si avvicina, abbassa la voce e ti dice “questa non te la dice nessuno”. Poi guardi il video e scopri che quella funzione e’ scritta nella pagina ufficiale del prodotto. A volte e’ proprio la novita’ principale dell’ultimo aggiornamento, quella presentata sul palco, con le slide e l’applauso.

Non e’ un segreto. E’ nel manuale.

Lo so, e’ marketing. Lo so che funziona, altrimenti non lo farebbero tutti. Lo so che il primo secondo di un video vale piu’ di tutto il resto, e che “segreto” ferma il pollice meglio di “poco conosciuto”. Pero’ c’e’ una cosa che mi infastidisce, e non e’ il clickbait in se’. E’ il ruolo che chi parla si prende.

Dire che una cosa e’ poco conosciuta e’ onesto. Vuol dire: e’ li’, e’ pubblica, solo che in pochi ci hanno fatto caso, e io te la faccio notare. E’ un lavoro utile, a volte prezioso, e chi lo fa bene mi ha fatto risparmiare tempo piu’ di una volta. Dire che una cosa e’ segreta, invece, cambia tutto. Vuol dire che qualcuno la teneva nascosta, e che io, che ti parlo, ho avuto accesso a qualcosa che tu non avevi. Non sono piu’ uno che ha letto con attenzione. Sono uno che sa. E’ una piccola appropriazione, minima, quasi innocua. Ma e’ li’.

Faccio questo lavoro da abbastanza anni per sapere quanta fatica c’e’ dietro una funzione che poi finisce in un changelog che nessuno legge. Qualcuno l’ha pensata, discussa, scritta, testata, documentata. E alla fine la vedo raccontata come se fosse stata trafugata da un cassetto chiuso a chiave. Forse e’ per questo che mi pesa: non per il tono, ma per la mancanza di rispetto verso una cosa normalissima. Le informazioni erano gia’ li’, bastava cercarle.

C’e’ poi un altro effetto, piu’ lento. Se tutto e’ segreto, niente lo e’. La parola si consuma, e allora ne serve una piu’ forte. Nascosto. Vietato. Quello che non vogliono farti sapere. Come se dietro ogni aggiornamento di un’app ci fosse una piccola cospirazione. E un po’ ci stiamo al gioco anche noi che guardiamo: sappiamo benissimo che non e’ un segreto, ma ci piace l’idea di esserne entrati in possesso. E’ una finzione comoda per tutti.

Non chiedo che spariscano i titoli accattivanti. Chiedo solo un minimo di coerenza, soprattutto a chi si presenta come professionista, a chi vuole essere preso sul serio quando parla di tecnologia, di lavoro, di strumenti. La credibilita’ si costruisce anche nelle cose piccole, anche nella scelta di una parola. Si puo’ incuriosire senza mentire. Si puo’ dire “forse non lo sapevi”. Si puo’ dire “l’ho scoperto anch’io da poco”. Si puo’ perfino dire “era nel manuale, ma chi legge il manuale?”.

Sarebbe gia’ molto.

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