Anche questa Pasqua ce la siamo tolta di torno


Anche questa Pasqua ce la siamo tolta dai maroni. Nei giorni normali tutto si confonde meglio. Il lavoro, le abitudini, le piccole cose da fare, il tempo che passa senza chiederti troppo. Le feste invece no. Le feste hanno una specie di brutalita’ gentile: ti ricordano che il mondo, almeno in teoria, e’ fatto per essere condiviso. E quando non hai amici con cui stare, ne’ una compagna, quella condivisione mancata prende forma piu’ chiaramente. Non e’ solo stare da soli. E’ sentire che in giornate come questa quasi tutti sembrano avere un posto naturale dove andare, mentre tu resti fermo in una casa che per qualche ora diventa ancora piu’ silenziosa del solito.

La parte piu’ difficile non e’ nemmeno il silenzio. E’ il confronto implicito con tutto quello che, intorno, sembra accadere agli altri in modo spontaneo: i pranzi, i messaggi, gli inviti, la normalita’ di essere dentro una relazione, dentro un gruppo, dentro una piccola attesa reciproca.

A volte penso che la solitudine vera non sia semplicemente non avere nessuno accanto. Sia, piu’ precisamente, non essere atteso da nessuna parte.

Ed e’ questo che certe feste riescono a mettere in luce con una precisione quasi fastidiosa.